Il mio piccolo omaggio a Guccini e a mio nonno che adesso se la ridono nel cimitero di Pavana
Da un’intuizione della mia amica Simona Casini

Ma guarda te, se un castagno come me, con trecentocinquanta primavere nel tronco, si debba prestare a queste cose.
Io che mi sono sempre vantato della mia rugosità, di non essere mai sceso a compromessi con questi schizzapiscio che mi circondano, che avranno sì e no trent’anni di cortecce lisce.

Come diceva Francesco?
“Di solito ho da far cose più serie, costruir su macerie o mantenermi vivo”
…ma te pensa: se proprio io che mi sono sempre fatto forte di non essermi rotto i coglioni coi cercatori di funghi, a ‘sto giro dovevo farmi nascere una cappella tripla di 800 grammi proprio a fianco della radice principale, perché quell’umano, il nipote di Tonino, doveva guardarmi la corteccia…


Vabbè, se lo devo fare lo faccio Top. Io conosco solo l’eccellenza… Oh: perché me l’ha chiesto il su’ nonno… Lo conosco da quando portava il su’ babbo a vedere la tomba della su’ mamma Elvira, che poi c’aveva lo stesso cognome di Francesco.
Allora Tonino non veniva mai a cercar funghi. Da piccino raccoglieva le castagne, diamine: c’era la fame allora, servivano per farci la farina. Però poi, puliva tutto intorno.
«Eh… Tonino. Ventitré anni che te ne sei andato e stamani te ne sei uscito con quella frase che dicevi sempre quando era in vita: “Boia di un mond’ leder!”»
«E hai avuto questa idea che non vuoi apparire in sogno a tuo nipote, ma vuoi che sia Francesco a parlargli.»
«Che poi, lui è ancora in viaggio per l’aldilà… L’hanno seppellito, si, ma c’ha sempre un piede di qua e uno di là. Mica uno è subito pronto a parlare ai vivi?!»
«Vero è, però, che quel Francesco lì ha tantissimi strumenti per dialogare coi viventi, ora che neppure lui lo è più.»
«Però adesso, anche te, Tonino, potevi aspettare che Francesco si fosse un po’ sistemato? Dio bono! Fallo rilassare, che so? …ambientare.»
Ma mi domando: non bastava che gli apparisse lui in sogno al nipote?
No, vuole che lui riconosca nella mia corteccia i tratti barbuti e i capelloni di Francesco e questo gli ispiri una canzone che servirà per capire un messaggio…

«Tonino, ma in vita mica eri così cervellotico?»
E quindi ora tocca a me questa cosa.
«A chi potevi chiederlo se non a me? … fai il ruffiano, vai…»
Certo, dei castagni sono il boss; è ovvio, in queste situazioni, gli incarichi delicati, li girano a me.
Diamine, queste spine di castagnetti che hanno ancora i fusti divisi e belli lisci, come il culo dei bambini, come fanno a evocare immagini di uomini barbuti alla Francesco?

«Tonino, quel bevitore poco timorato di Dio te l’hanno seppellito accanto, lo sai? Ci sei te, un po’ più indietro c’è tua moglie e un po’ più in là c’è Francesco, nella cappella di famiglia.»
«Te c’hai lo scudo del Bologna sulla tomba, mi hanno detto che Francesco era zebrato invece.»
Ma pensa… Un Pavanese che ha cantato Bologna come lui, essere bianconero di fede. Quando me lo raccontarono non ci credetti.

«Invece mi dicesti che l’ultima volta che tuo nipote è venuto a trovarti al cimitero, ha scritto un racconto, l’ha dedicato al grande Bologna: “Lo squadrone tremare il mondo fa”. https://alessandrofiesoli.it/2024/06/11/lo-squadrone-che-tremare-il-mondo-fa/»
«Eh, Sì, mi rendo conto ti manchi tuo nipote, e te manchi tantissimo anche a lui. Però c’è una cosa che devo dirti che mi piace il giusto: lui è di quelli che rompe i coglioni e con questa storia dei porcini dei castagni.»
«Me l’ha detto un cugino un po’ più giovane di me del castagneto di Monticello Amiata. Lui c’ha comprato una casa lì vicino. E va a cercare i porcini, ma non sa dove. Va un po’ alla ceca, Lì, piuttosto che dirti dove crescono i boleti sotto di noi, ti danno il pin del Bancomat.»
Ce ne sono così tanti sotto quegli spilungoni dei faggi…

»Però una cosa gliela invidio.»
«A chi? Ai Faggi.» Se l’Abete e il Larice sono gli alberi dell’inverno, i faggi sono quelli dell’autunno. Nessuno come loro è in grado di rendere così struggente una stagione.»
«Lo so, Tonino. Francesco quante volte l’ha cantata quella sensazione agrodolce. Perché poi, sì, è vero, la giovinezza rimpianta da adulti, non è la stessa cosa di quando ci si avvicina alla fine»
“Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già,
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai…“
«Certo, è un momento speciale. Per noi, rispetto a voi umani è più dilatato, ma capisco che resti come una traccia impressa.»
«Vabbè, niente malinconia, Tonino. Mi spieghi quale dovrebbe essere il messaggio che lui deve ricevere scrivendo una canzone?»
«Che non ne vale la pena di avvelenarsi il fegato con queste cazzate terrene?Buoni, cattivi, belli, brutti, ricchi, poveri, ma tutti sono parte del grande disegno? »
«Lo dite a me? quante generazioni di figli di puttana o di santi ho visto seppellire qui sotto le mie fronde? Poi quando sono qui sotto, come diceva Totò nella “Livella” O netturbino o Gran Signore…. Ognuno scende per imparare qualcosa, anche carnefici quando vengono qua… e sono tutti uguali! Hai voglia a fare i classisti…
https://www.ictito.edu.it/attachments/article/548/A%20LIVELLA.pdf»
«Ah, ho capito! vuoi che ci arrivi da solo, poca politica, più tolleranza, più leggerezza. Eh sì.»
«Ma quello è un male di tanti. Ma con gli anni si smorza. Perché tu com’eri da giovane? A vent’anni si vuole cambiare il mondo a cinquanta ti ha cambiato lui.»
«Che poi, quando Francesco scrisse questa frase:
“Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista – Io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista – Io frocio, io perché canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino – I o solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare”
…alla fine ci voleva riportare all’omogeneità del tutto e della solitudine con gli anni che passano.»
«E quale eredità lasci allora?»
«Va lasciata per forza?»
“Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa. Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia”.
L’avvelenata.