Angelo guida scendendo dalla montagna. La mattinata è fredda, frizzante. In certi momenti il temporale della notte è stato spaventoso, ma ha lavato l’aria e riacceso le energie. E stamani è tutto rinnovato. Nei campi i trattori muovono la terra, scavano solchi e gli agricoltori benedicono la pioggia.
Davanti alle spianate con le balle di fieno arrotolate, Angelo riflette sul fatto che, quando non esistevano le macchine agricole a creare quei cilindri perfetti, si trovavano i banali covoni di paglia. come quelli dei quadri di Monet. Adesso cosa dipingerebbe il Maestro?



La giornata è bellissima, l’aria è asciutta e qualche nuvolaglia – raramente accade – accende i contrasti, troppo spesso spenti da quei cieli lattiginosi e senza profondità creati dal maledetto anticiclone africano.
La sua mente vaga, cerca di non stare troppo concentrato su se stesso, ma soltanto su ciò che vede intorno. “Pensare è pesante, e spesso i guai ci si cercano da soli”.
Prende il telefono: su Instagram il post da parte di uno sconosciuto ritrae un luogo a lui noto, visto da un ben preciso punto in Dolomiti, visitato un mesetto prima. Il post è rielaborato. La foto probabilmente non è neanche stata scattata dal proprietario del profilo.
Anche Angelo aveva prodotto un’immagine analoga, ma quasi inquietante con quelle radici come un groviglio infernale in primo piano e il Sas de Putia sullo sfondo, coperto dalle nuvole. La cerca nella galleria e la manda al tipo: pensa sia un gesto gentile la condivisione.

Quello vede il post ma non gli risponde. Neanche una faccina.
Angelo pensa: “fa le foto false o le raccatta da altri profili e manco mi considera”.
In realtà è la mancata risposta di Lisa al messaggio del giorno prima ad averlo scottato. Ormai è persa. Non ha più nessun ascendente su di lei e se ne rende conto. Non c’è ragione di scriverle, “anzi, forse le rompo pure le scatole”.
“Beh in fondo la colpa è mia” pensa “ho troppe aspettative. La chiave per vivere felici è non avere desideri e non attaccarsi a niente. E soprattutto non ho niente da rimproverare a lei. Semmai a me stesso. Psicologia buddista. Certo, detta così sembra facile”.
La campagna scivola veloce; quel versante della montagna è bellissimo, degrada dolcemente, si apre sulla pianura in campi di grano e vigneti e olivi fino all’altro versante della valle e la prima cintura di montagne. Casolari sulla sommità delle colline identificano il paesaggio toscano.


“No, tutto questo non merita pensieri rancorosi”. Ma in realtà non sono neppure tali. Il suo è solo un rimpianto e Angelo lo sa bene. Non ce l’ha affatto con Lisa, anzi.
Troppo distanti, troppo impegnati ognuno con la propria vita. In fondo non si erano mai più visti dopo il casuale incontro di due anni prima, in treno per Roma. Si scambiarono i numeri di telefono, i contatti social, e da quel giorno prese vita un crescendo di sorprese nelle chat che entrambi alimentavano, sempre più audaci, sempre più allusive. Due anni di barriere di pudore superate.
Angelo pensa che lei, fidanzata, veramente gli si fosse sinceramente affezionata, ma non ha avuto il coraggio di andare oltre quell’intenso scambio di messaggi. Perché nei fatti, la loro storia è stata una lunga corrispondenza via chat. E non poteva finire diversamente.
Si sente solo, un po’ scarico. Sa bene che è una sciocchezza, non è più un adolescente: è ben a conoscenza che la sua storiella con Lisa è stata come la canzone “Farewell” di Francesco Guccini, forse la sua preferita del grande cantautore.
“Ogni storia ha la sua conclusione, stessa illusione; Il peccato fu creder speciale una storia normale…”
Una straordinaria canzone d’amore, piena d’incanto, di nostalgia, ma anche di consapevolezza e comunque gratitudine.
Poi, un campo di girasoli attira la sua attenzione. Gli si dedica, cercando di deviare dal pensiero di Lisa e si concentra sul presente; guarda la testa reclinata di quei fiori enormi, e allora pensa che quelli si trovavano anche ai tempi dei covoni di paglia di Monet. Forse, soltanto, non esistevano le Pac della Comunità Europea per piantarli. Ma i girasoli erano più materiale di Van Gogh.

No, via, non ce la fa: la scottatura è troppo viva ancora. Non è certo la Politica Agricola Comunitaria che lo può distogliere dal pensiero di Lisa. Apre Instagram, e ne guarda il profilo. Ripensa ad alcuni vecchi messaggi che si sono stampati a fuoco nella sua memoria. Lo sa che è una debolezza, ma non riesce a farne a meno. In quelle parole di due anni prima, allora ci vedeva una ragazza innamorata, eccitata, focalizzata insieme a lui. Cosa è successo poi? Nessun evento ha compromesso il loro rapporto. Perché si è tirata indietro?
Ripensare a quelle chat è una trasposizione quasi inverosimile e adesso non comprende perché non sia come allora. Perché non possono giocare come due anni fa? Quando non c’era altro impegno più importante; giorno, notte, lavoro, relax: tutto il resto passava in secondo piano. Da parte di entrambi. Perché adesso invece è faticoso anche dar considerazione a un: “come stai?”
La risposta è semplice: il cambiamento è normale, ma è la natura umana che non lo vuole, che resiste, restando ancorata ad un’area di confort e non riuscendo ad accettare che qualcosa finisca. E quando siamo in due, generalmente funziona così. Adesso nel ricordo di quei bagni digitali, si nasconde il metadone del tossicodipendente.
Tuttavia la razionalità aiuta Angelo. Si sente sereno in fondo, non si rimprovera niente: conosce bene il meccanismo di questi giochi, di certe dinamiche. Anche il fattore sorpresa alimenta. Se non c’è più quella, il crescendo non può essere eterno. Sarebbe troppo dispendioso.
Rallenta dietro a una serie di Tir che si sono incolonnati. Impossibile sorpassarli. Mantiene la distanza di sicurezza. Non c’è rabbia in lui, affatto. Nostalgia, piuttosto. Accettare, comprendere come funziona, è mezza guarigione.
Però quello scambio, in certi momenti erotico, sensuale, eccitante, ma anche appagante, riusciva a riempirgli la mente. L’intesa era totale: condivisione di valori, scambio di informazioni, commenti sul mondo e tanta ironia. Quasi sempre per scritto, perché lei non poteva mandare vocali o stare al telefono. E allora quei messaggi fissavano un momento, si potevano rileggere, rappresentavano una lunga coccola, una carezza da custodire gelosamente.
Sovente, allora, Angelo pensava che forse, anche così, si sentiva appagato. Chissà lei? Ma non aveva senso chiederselo, perché Lisa non avrebbe potuto comunque offrirgli di più.
E allora anche la forma, i colori delle notifiche di Whatsapp erano folgoranti. L’eccitazione di aprire la conversazione e trovare un’iniezione di dopamina. Anche così, lui ne aveva idealizzato una forma, una complicità, l’aveva trasformata in cibo di mente; pur senza fisicità l’ego era gratificato.
Ma Lisa era una donna fidanzata da sempre e un “prima o poi” sarebbe arrivato. E in genere quello spartiacque non è quasi mai una rivoluzione.
Ritorna con la mente al qui e ora. Visto che i Tir gli faranno perdere comunque tempo, decide di deviare verso la cantina sociale a comprare il vino sfuso. Lascia la statale e la strada ricomincia a salire attraversando uno dei tanti borghi medievali montani. In quel momento, imboccata una via stretta e in forte discesa nel cuore del paese, Angelo frena bruscamente evitando una Panda 4WD che usciva a marcia indietro da uno spiazzo. Si fermano entrambi appena in tempo, dopo un suo vigoroso colpo di clacson.
Un signore di una cinquantina d’anni, si scusa costernato.
Lo spavento di Angelo si ridimensiona subito di fronte alla pacatezza dell’altro. Si ferma, accosta, non prosegue per la discesa, abbassa il finestrino e vuole precisare:
«Ho suonato per avvertirla: da lì non poteva vedere nulla; non c’è niente di cui scusarsi. Anzi, mi scusi lei.”
Davvero non c’era arroganza nel suo colpo di clacson, veramente il “Pandino” non avrebbe mai potuto vedere la strada.
«Lo so: sono anni che diciamo al Comune di mettere uno specchio. Anzi grazie del clacson.»
«Beh, allora buona giornata.»
«Altrettanto a lei.»
Adesso, proseguono ognuno per i propri programmi, magari pensando entrambi che un gesto gentile resta nel cuore e vale doppio se giunge proprio da uno sconosciuto.
Preso il vino si rimette in marcia, e così, la lunga discesa verso la piana trasforma Il paesaggio: lo rende meno dolce, meno affabile; capannoni industriali, fino alla quattro corsie trafficatissima, piena di furgoni di consegna, macchinoni di cafoni arroganti a sfarettare e Tir ad alzare il livello della frenesia.
Ripensa a quali drammi viveva un tempo, quando una relazione terminava. Quanta rabbia, quanto rancore, nel non voler accettare che qualcun altro non avrebbe più voluto passare del tempo con lui. Focalizzato sul suo dolore, vedeva la rottura come un atto di crudeltà, una mancata promessa. Un’ingiustizia.
Adesso è diverso: certo, la mancanza l’avverte, così il rimpianto, il desiderio impossibile di poter tornare indietro. Ma è sempre un sorriso il gesto che l’accompagna, e ringrazia, in ogni modo, per quello che ha potuto vivere, a prescindere dall’esito. Non a caso, adesso, sono persone come Lisa che attrae e da cui è attratto. Persone che hanno il diritto di vivere la propria vita e decidere di farne un pezzetto con lui se il percorso fa bene ad entrambi, il tutto nella massima serenità.
Lisa sarà sempre nel suo cuore. Anzi, è entrata fra le cose memorabili della sua vita, tra quelle così speciali, da non essere neppure reale. Ci sono voluti mesi per trovare la sua voce, e renderla credibile. E alla fine è nata da un’intuizione. Perciò, talmente unica da essere stata creata apposta così.
Forse un giorno incontrerà davvero una come lei, ma intanto fra poche ore terrà la presentazione in anteprima del suo nuovo romanzo, e fra quelle pagine che autograferà, il personaggio di Lisa prenderà finalmente vita.