Sono sul treno di ritorno per Stansted, e poi ci sarà il volo per Pisa.
Le considerazioni che riguardano Londra seguiranno in prossimi articoli.
Pur in viaggio, non potevo non essere raggiunto da ciò che è successo in Italia, a, e dopo Sanremo. E siccome sono cose che ci riguardano, perché: non é che se uno é in ferie oppure non ne é direttamente coinvolto, ci si possa girare dall’altra parte.
“La libertà non è star sopra un albero
Giorgio Gaber
Non è neanche il volo di un moscone
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione”
Con questo, partecipare postando un parere o un reel è certo più comodo che stare in trincea negli ospedali, o anche solo andare in piazza a manifestare. Quindi se per qualcuno sarò un ipocrita da divano: bé, come si dice? Non si può piacere a tutti, no?
Detto questo,
Io non “ci capisco niente né di politica, né di economia, né di storia”. Gli esperti e i cervelloni sono altri…
Sono solidalissimo con Israele per gli attentati di ottobre. Ma questo non vuol dire che non lo sia anche con il Popolo Palestinese. Anzi. E viceversa.
A Novembre, a Roma, mi ha commosso imbattermi nelle pietre d’inciampo, come sono arciconvinto che la Shoah e le leggi razziali siano state uno dei più grossi orrori della storia dell’uomo. (Ma non che la schiavitù o il genocidio degli indios o tante altre stragi in nomi di idoli e crocifissi – sulla carta, per il denaro, in realtà – siano stati da meno).
Israele può fare quello che vuole con la sua potenza militare: può distruggere, sradicare, umiliare, “genocidere”. Può spazzare via il Popolo Palestinese dalla faccia della terra.
Sarà la Storia a giudicare e punire i colpevoli. Purtroppo però lo ha sempre fatto con le generazioni successive.
Così però il terrorismo non lo sradichi, anzi, lo fomenti, perché lo alimenti alla sua radice: l’odio. Chi sopravviverà a Gaza, costituirà un humus molto fertile per futuri gruppi terroristici, dopo aver perso uno o più cari in questa follia.
Ma stai a vedere che proprio grazie ai terroristi gli stronzbeeeepzi come “netan…” quello lì insomma – non ho neanche voglia di vedere come si scrive – possono stare al potere.
Il punto è che aver subito la Shoah non conferisce a Israele credito illimitato. Non gli può permettere di indignarsi contro qualcuno che prova a dire che il genocidio in corso a Gaza sia sproporzionato e vada fermato.
Questa indignazione è figlia del pensiero unico, quello che sostiene che solo Israele abbia le sue ragioni. Invece le proprie ragioni ce l’ha anche la Palestina. E parecchie anche.
In RAI, lottizzata, asservita ai partiti, (DA SEMPRE, non soltanto adesso perché c’è un governo di destra) non si può dire. Nella rete pubblica, a domenicain, e altre trasmissioni anacronistiche, decadute e intrise di politically correct non si può parlare liberamente. Ma così è sempre stato.
Peccato perché la Rai è un’azienda piena di tecnici e professionisti di grande livello. Non è soltanto Mara Venier o Bruno Vespa.
E in realtà dovremmo ringraziarla: si sono comportati talmente da idioti che in quel teatro dell’assurdo che sono stati questi giorni, i loro ridicoli scivoloni hanno fatto prendere coscienza ad ancora più persone di qualcosa che è già più che evidente.
Ed è questo che mi fa più incazzare: le operazioni militari continuano soltanto perché, appena termineranno, nethaniau, (sempre come c…zo si scrive), storicamente un guerrafondaio (ora, in più, ostaggio di quei simpaticoni degli ebrei ultraortodossi), verrà arrestato… ma per ora resta lì. A che prezzo?
Per adesso 30.000 morti, 11.000 bambini perché uno cazz…ne e chi lo vota o lo sostiene resti in sella.
Però non si può dire nulla.
Se non dire niente fermasse questo sterminio, staremmo tutti felicemente zitti. Tanto poi alla fine, le parole sono finzioni, vanno col vento.
Ripeto: non conosco né la storia, né l’economia né la politica. Ma non ce n’è bisogno, in fondo: 30.000 morti invece sono troppo reali.