
Contro chi o cosa non c’è partita vi chiederete? La risposta è nel racconto scritto lo scorso anno durante il laboratorio di scrittura Derry Lab, tenuto da Sacha e Valentina, che approfitto per salutare insieme ai ragazzi che hanno partecipato con noi. Se non ricordo male l’esercizio era parlare del tramonto, senza retorica, frasi e parole inflazionate e sopratutto senza nominarlo.
Non c’è partita
Il “din” dell’iPhone: è Simona.
“Le tue compagne delle superiori preferite”. E una foto sua con Serena, appena scattata. Belle.
Le avevo riviste a Prato, quasi trent’anni dopo il triennio di ragioneria: un’emozione grandissima. Ero innamorato di loro a giorni alterni. In realtà amavo quel contesto irripetibile. Nei loro sorrisi intravedo appena gli anni trascorsi, ma è soltanto perché lo so.
Un vocale per risposta: «bellissime! Lo siete ora come allora. Belle, belle, belle! Questa è la tua vendetta, Simo, per tutti i video di aperitivi sul mare che ti mando.»
«Grazie per averci paragonato alle tue serate da invidia, ma con noi non c’è partita.»
Quanto è vero Simo, penso. Voi siete un’altra cosa. Quante parole ridondanti, retorica: “il sole che si tuffa come una palla di fuoco… bla bla… e tutta una serie di cariatidi da insulina.
Alla fine il senso è solo uno: Quel momento della giornata è un simbolo antico. Stupore e paura. Desiderio e preghiera. Una costante, da sempre. Come il ricordo che ho di quell’età, di quell’epoca che vi ha permesso di non spegnervi mai.
E in regalo per me l’emozione di essermi preso gioco del tempo. Per una volta. Una sola.