
De Saussure. La statua nella piazza centrale di Chamonix a celebrarne il ricordo. Inizio da qui. E’ la fine del 1700 e lo scienziato ginevrino guarda verso la vetta del Monte Bianco. Da lì a poco organizzerà la spedizione nella quale Balmat e Paccard, nel 1786, toccheranno per primi la vetta della montagna più alta d’Europa. (Elbrus escluso). L’evento è considerato la nascita dell’Alpinismo. Riporto qui un interessante Link di “inalto.org”, ma la cronaca dell’impresa la si può trovare ovunque. https://www.inalto.org/it/magazine/timeline/monte_bianco_prima_ascensione

Questo è tutto ciò che vedeva De Saussure del Monte Bianco anche se penso proprio che il palazzo a sinistra non ci fosse. La vetta è visibile nel punto più basso della foto. Sulla sinistra dell’immagine, sopra il palazzo, c’è la stazione sommitale dell’Aiguille du Midi: ingrandendo il jpg, la si vede nitidamente. Invece, nei due scatti sotto, la vista da quel punto, per noi nati nella seconda metà del ‘900, e oltre.


La prima è la vetta. Lo sguardo va in direzione dell’Italia, oltre la linea di confine. Dall’altra parte sulla Punta Helbronner, la stazione sommitale della Skyway, utilizzata lo scorso anno, alter ego italiano dell’Aiguille du Midi. Una teleferica le collega e permette, di fatto, in un paio d’ore, senza fare un passo sulla neve, di scavalcare il Monte Bianco. Ci vogliono 200€ a persona. Tanto? Poco? Rispetto alla meraviglia ingegneristica rappresentata dalle due stazioni e alla possibilità offerta, neanche tanto. Ma ai tempi di De Saussure, cosa spingeva una persona a guardare verso le montagne? Niente. Le montagne erano il male, rifugio di mostri, leggende di terrore e non servivano a niente, soprattutto. Oltre i pascoli di alta quota non c’era motivo di continuare a salire. Il turismo non esisteva. De Saussure era uno scienziato; lui sperimentava la pressione atmosferica sul corpo umano, non immaginava certo di costruire una teleferica per scavallare il Monte Bianco. Ma se noi oggi possiamo vedere queste meraviglie, lo dobbiamo anche alla sua visione e all’impresa di Paccard e Balmat.

Il Gran Capucin, tanto caro a Walter Bonatti, che nel 1951 al terzo tentativo riuscì per primo a conquistarlo lungo l’impossibile parete est. Riporto il link di GognaBlog che ne magnifica l’impresa: https://gognablog.sherpa-gate.com/il-grand-capucin/



In dettaglio, più ingranditi, sulla destra Il Gran Paradiso in Italia, il Monterosa visto dalla parte opposta rispetto alla celeberrima “Parete Est, (A proposito: vi dice qualcosa? https://alessandrofiesoli.it/2023/08/23/24/) e il Gran Combin sulla sinistra.


Per dovere di cronaca una foto dello scorso anno, quando abbiamo utilizzato la Skyway da Courmayeur sul versante Italiano. Non me ne vogliano i francesi, ma visto dall’Italia, il Pilone Centrale è molto più bello.

Un video dalla terrazza Sommitale dell’:

Adesso, se possiamo ammirare tutto questo e perdercisi, lo dobbiamo a gente che ne ha avuto la visione e a altre persone che l’hanno realizzata.
La Svizzera
Crans-Montana, costosissima, come tutta la Svizzera del resto, ma lo sapevo bene, ci ha ospitati per cinque notti. Un bellissimo appartamento, con una vista straordinaria, a un prezzo, tutto sommato, accettabile, ci ha permesso di cenare a casa: ebbene sì, qualcuno dirà che sono andato a fare il tirchio. Se lo pensa mi dispiace, ma se per cenare fuori, non ti bastano 200 Chf prendendo un vino, io mangio a casa. Parere del tutto personale: profondo rispetto per chi opera in quel settore. Ma in realtà c’è altro. È che sopratutto, davanti a certi prezzi, conoscendo queste etichette, ci penso due volte.

Una buona parte di questi vini si trovano al supermercato dai 20 ai 50€. Ora da 20€ a 210€ ci vuole ben altro che i dazi, che a quanto mi risulta non applichiamo. Gli Svizzeri se lo possono permettere? Beati loro. I loro stipendi sono in linea con questi prezzi? Può darsi, ma il mio no e allora ceno in appartamento. Anche perché con questa vista ti viene poca voglia di uscire:


Il Weisshorn 4505m, all’alba e al tramonto diventa rosa.


Anche la luna ha dato spettacolo:



Ma i 4000 Svizzeri non sono soltanto il Weisshorn: da Laukerbad si possono ammirare tutti:


Il Dom 4545m, la più alta cima completamente in territorio svizzero (Il Monterosa 4633, è condiviso con l’Italia). Il Dent Blanche 4304m sulla destra, il Cervino 4458m sulla sinistra.
Adesso vorrei fare una riflessione su ciò che rappresenta quella zona in particolare, all’interno delle Alpi. Allego degli screenshot estratti da un applicazione per escursionisti: FATMAP.



Parto dall’ultima: Questa cresta di montagne, un lungo crinale, nasce più o meno dal Dent d’Herens e degrada perpendicolarmente fino alla valle del Rodano. Il Weisshorn, che vedevo dal mio appartamento, ne è il protagonista. Nell’immagine centrale invece si vedono in alto: la cresta del Monterosa e un crinale che comprende anche il Dom. Nella foto iniziale una visione d’insieme di queste gruppi, divisi dalla valle di Zermatt. Adesso invece un’immagine ancora più indicativa: rispetto alle canoniche raffigurazioni nord-sud, questa è invertita, con l’Italia a testa in giù. La Pianura Padana in alto, e le Alpi, comprese quelle Bernesi in basso. Questo è il cuore d’Europa, da cui tutto è nato.

Siamo abituati a pensare alla Natura come un qualcosa di immutabile. L’ambiente che ci circonda ci appare eterno. In realtà noi siamo qui, perché questo ambiente evolve. Le montagne si sollevano dal fondo dei mari, raccolgono le nevi, le nevi formano i ghiacciai, i ghiacciai i fiumi, e i fiumi scavano i fianchi delle montagne, creando le pianure alluvionali. La nostra Pianura Padana è figlia del versante sud della catena alpina. Il Po e tutti i suoi affluenti, hanno permesso lo sviluppo della vita. E dall’altra parte la stessa cosa hanno fatto: 1) il Rodano che nasce dal ghiacciaio omonimo, formatosi dalle Alpi Bernesi; 2) Il Reno che sgorga invece dai fianchi del San Gottardo; 3) poco più a nord, nella Foresta Nera si genera il Danubio. Po, Reno, Rodano e Danubio; ognuno di loro sfocia in un diverso mare. I fiumi, figli di queste montagne, creatori delle pianure in cui si è sviluppata la storia d’Europa. Nello spazio di qualche centinaio di chilometri ha origine l’intera nostra storia. Pensiamo a quando il Rodano divideva Roma dai Galli e poi il Reno e il Danubio sono stati il limes dell’Impero Romano. Le montagne hanno generato culture tanto diverse.
Una visione d’insieme dal Gemmipass: a Leukerbad, il paese sotto, si trovano le più alte terme d’Europa.

Rispetto al Dom, al Weisshorn e al Dent Blanche, il Cervino è più defilato. E a proposito di Cervino, eccolo nella sua immagine più canonica. Se il Montebianco è più affascinante dall’Italia, il Cervino più bello lo si vede da Zermatt.

Zermatt: da questo momento chi non ama la “polemica” (o le cose dette per come sono, senza tanto politically correct) può smettere di leggere e se gli starò ancora simpatico, può ripartire da Berna. Se si sente offeso “‘mi dispiace”. Nessuna intenzione di farlo, ma questa cosa mi risuona così.


Queste sono le foto che ho scelto di Zermatt.


Vi chiederete: perché foto di cantieri o gru con tutte le cose belle che ci possono essere nella celebre località alpina? Perché, benché agli occhi di qualcuno, anche io sembrerò ipocrita, a me le chiacchiere e le mani di verde, date per definirsi ESG, (Enviromental, Sustainble e Green) e poi comportarsi come i peggiori palazzinari della più bieca suburra delle periferie delle metropoli, stanno sulle scatole. A Zermatt ci arrivi solo in treno. Dal paese di Tasch, una macchina da guerra composta da un megaparcheggio e una frequente linea di treni ti porta a destinazione. Perché Zermatt ha dichiarato guerra alle macchine! Bene! Peccato che sia un cantiere a cielo aperto: stanno costruendo ovunque. E cosa? Alberghi extralusso, perché la signora griffata, vestita con le più costose marche, che neppure sa accostare – per decenza non l’ho fotografata – che non si rende conto quanto è ridicola, è felice di spendere 10.000 Chf a notte per dormire qui.

Ma io mi domando: l’ospite di questo hotel sa cosa significa montagna? Conosce la storia del Cervino? Sa cosa ha fatto Bonatti nel 1965, https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/walter-bonatti-capolavoro-cervino/ 100 anni dopo la conquista della vetta da parte di Wimpher? Sa cosa successe invece in quella tragedia di un secolo prima? https://www.montagna.tv/163776/14-luglio-1865-vittoria-e-tragedia-sul-cervino/ O pensa che coi soldi possa comprare tutto e vestirsi di “beep” solo perché è griffata? Non so se lo ritiene lei, ma sicuramente ci contano gli impresari che stanno costruendo ovunque. Perché sembra che l’unico turismo che conta sia solo quello extralusso che attiri miliardari, possibilmente russi fino a qualche anno fa, adesso gli arabi, perché sono alleati nella realpolitik, benché non conoscano il significato della parola diritti umani. E che non mi si dica che coi soldi che questa gente mette in circolo, si da lavoro e si pagano stipendi. Gli stipendi si possono erogare anche costruendo cose veramente ESG, perché è una sigla che ha un preciso significato e non vuol dire 10.000 CHF a notte. Anzi probabilmente ne è l’esatto opposto.

Non sono contrario agli impianti di risalita, benché alcuni siano cazzotti negli occhi. Non tutti si nasce scalatori o sportivi. Gli impianti permettono a chi, non soltanto per pigrizia, ma proprio per impossibilità, non riuscirebbe mai a raggiungere alcune zone. Uno come me, sull’Aiguille de Midi se lo sogna di arrivarci: posso camminare, ma scalare certe verticalità è roba per gente come Barnasse, o Confortola o Simone Moro. alpinisti che io paragono a Bonatti per il coraggio, anche di restare fedeli ai loro valori e che stanno cercando di divulgare un’idea davvero sostenibile di montagna, una cultura soprattutto. Io non ho né il loro coraggio né la loro preparazione, ma non sopporto che un qualsiasi cafone arricchito ché si può permettere di spendere 10.000 Chf a notte, possa guardare il Cervino dalla sua vetrata personale nella suite imperiale senza omaggiare le persone che hanno fatto della montagna una ragione di vita. “Tutta invidia la tua”, dirà qualcuno. A me non me ne frega un “altro beep” di vedere il Cervino dalla vetrata della mia suite. Preferisco ammirarlo da un sentiero, camminando, perché soltanto così, soltanto conoscendone la storia, ne raggiungo l’essenza. E probabilmente godo molto di più del bifolco di turno col portafoglio a fisarmonica, che è pure incazzato perché ha lasciato la sua fuoriserie alla stazione di Tasch.
Tuttavia Zermatt non è soltanto quello che ho detto fino ad ora. Al di là del Cervino, ci sono panorami straordinari. Mi hanno colpito le gole del Gornergrat https://www.myswitzerland.com/it-ch/scoprire-la-svizzera/gola-del-gorner/




Ecco, questo è un intervento dell’uomo che apprezzo. Parere sempre del tutto personale.
Berna
E ora, chi non sopporta i polemici, perché gli sarò sembrato tale, se vuole può continuare a leggere: adesso è tutto molto più dolce.

La capitale svizzera è un piccolo gioiello: multietnica, estrosa, ma riservata; monumentale, ma essenziale. Il centro storico è raccolto nell’ansa del fiume Aar. N.B. La gente ci fa il bagno: l’acqua è trasparente.
E poi è la città degli orsi. In una sorta di zoo soltanto per loro, sulla riva del fiume, due orsi adulti e un cucciolo si mettono in posa per i turisti. Anche io gli ho fotografati, è la prima volta in vita mia che ne vedo, ma a me sembravano molto tristi e annoiati. Magari è una mia suggestione. Quindi non ne pubblico foto. Tornando alla città,


i ponti ne sono una caratteristica affascinante,


ma anche le torri e i campanili






Città di portici e di negozi sotto strada.


E sullo sfondo le Alpi Bernesi, altra famiglia di 4000. Si riconoscono male, ma sono l’Eiger, il Monch e lo Jungfrau, che dominano Grindelwald.

Da Grindelwald sale un trenino a cremagliera che porta allo Junfraujoch, la stazione più alta d’Europa a oltre 3500m. https://www.myswitzerland.com/it-it/destinazioni/jungfraujoch/. Da lì si ammira il ghiacciaio dell’Aletsch, il più grande d’Europa. Probabilmente è anche la tratta ferroviaria più costosa d’Europa. Nel 2009 spesi l’equivalente di 120€ per salirvi. Stavolta non ci sono tornato, ma voglio comunque pubblicare alcune foto di repertorio.

Avevo quindici anni in meno. Da lì si camminava sulla sella tra l’Eiger e il Monch.


Non tornare ai piedi dell’Eiger mi è dispiaciuto. La sua parete nord è stata considerata a lungo impossibile da scalare. https://qui-montagna.com/eiger-e-il-mito-della-parete nord/#:~:text=L%27Eiger%2C%20che%20sfiora%20i,alla%20compravendita%20di%20un%20terreno.

Non è corretto, lo so; si tratta della foto di un altro viaggio, non sarei veramente riuscito a tornare a Grindelwald ma non potevo non dedicare un’immagine dell’unico quattromila che non lo è. In effetti misura 3967m.
Infine, cosa mi porto a casa da questo viaggio?
La Svizzera è meravigliosa, ricchissima di natura, paesaggi straordinari, da cartolina. E il tutto rappresentato con un’armonia perfetta. Niente che appaia artificioso, pompato. Né le città o paesi, né gli scenari naturali attrezzati per i turisti o gli escursionisti. La natura è rispettata e potenziata, a prescindere dalle considerazioni personali scaturitemi dalla visita a Zermatt.
Ah già, dimenticavo un must delle Alpi: i laghi d’alta quota; benché artificiale, appunto parlando di potenziamento della natura il lago di Tseuzier: https://www.myswitzerland.com/it-it/scoprire-la-svizzera/diga-di-tseuzier/

Una diga può creare uno scenario bellissimo, purché non ci si speculi sopra e non porti a tragedie come tante che ben conosciamo.

Le città sono dei piccoli gioielli, tradizione, modernità, funzionalità. A Berna ho dedicato una parte specifica. Qui invece qualche immagine di Sion, nella valle del Rodano:






E’ un paese ricchissimo, che sa anche vendersi bene, dove c’è un profondo senso del pubblico, che è al servizio del privato e dal privato è composto; rispettato e protetto da un senso civico encomiabile. Non c’è antagonismo: lo stato non è visto come un nemico vessatorio del cittadino, che non tenta di fregare lo stato e dallo stato è quindi tutelato. E’ che non esiste proprio la dicotomia. Pubblico e privato sono l’uno parte dell’altro. Stato e cittadino sono le due facce della stessa medaglia. Quasi come noi, vero? Scusate, mi è scappata. Ma tutto questo lo sappiamo già.
In ogni caso, detto questo, non ci vivrei mai; nonostante tutta la nostra imperfezione e bassa autostima, preferisco di gran lunga l’inciviltà italica. Passato in Francia, rientrato in Comunità Europea mi sono sentito meno “pezzente” ma non perché noi lo siamo rispetto agli svizzeri. Culturalmente, non me ne vogliano, ma non è un caso se sono divisi in cantoni dove si parlano tre lingue diverse. E’ che lì mi sono sentito solo. Forse tutta quella perfezione, e quell’efficienza sono quasi aliene per la nostre abitudini. E poi, insomma, l’Europa io la percepisco davvero, non la vivo soltanto come una tecnocrazia di regole, lacci e laccioli. E quando non sei in Europa, prega che non ti succeda niente, perché non è detto che l’assicurazione di viaggio ti copra.
Ultima cosa, importantissima: cosa l’ho comprato a fare l’adattatore per il GPL se non ci sono neppure le stazioni di servizio che lo erogano? Già… in Svizzera non serve: è un carburante superato…