Lo scorsa estate, durante il corso di scrittura creativa tenuto da Valentina Santini e Sacha Naspini, insieme ai ragazzi del Derry Lab, che approfitto per salutare, fra i vari esercizi, ci veniva richiesto di comporre un racconto strutturato in un dialogo puro, senza alcuna descrizione da parte di una figura narrante. I protagonisti dovevano essere figure non omogenee, differenti per genere, per età o per provenienza territoriale sviluppando pertanto “voci” diverse. Allora immaginai un dialogo telefonico di questo tipo.

«Mio fratello non si sveglia!»
«Mi dice il suo nome e cognome e da dove mi chiama?»
«Sono Isabella. E tu chi sei?»
«Il 118, mi sta chiamando lei.»
«La mamma mi ha detto che devo sempre chiedere chi parla, anche se chiamo io.»
«Ah… ho capito …Allora Isabella: io sono Eleonora. Quanti anni hai? Io ne ho trentadue.»
«Sei.»
«Brava, Isabella, sono contenta di conoscerti. Senti: perché hai chiamato il 118?»
«Me l’ha detto la mamma: se mi trovo in casa da sola e mi viene paura devo fare quel numero.»
«E dov’è mamma adesso?»
«È in cielo.»
«E ora sei sola, Isabella?»
«No.»
«E allora perché mi hai chiamato? Cosa ti è successo? Raccontamelo.»
«Ho paura!»
«Cosa ti spaventa Isabella? Lo vuoi dire a me?»
«La luce è andata via e io ho paura dei fulmini.»
«Ascoltami, Isabella, guarda fuori in strada e dimmi se i lampioni sono accesi.»
«Sì.»
«Cosa ti farebbe passare la paura adesso?»
«Che mio fratello corresse ad abbracciarmi. Quando ci sono i temporali lo fa sempre.»
«E stavolta non l’ha fatto?»
«Te l’ho detto: non si sveglia.»
«Dov’è?»
«Nel suo letto.»
«Quanti anni ha lui, Isabella?»
«Ventuno.»
«E vostro padre dov’è?»
«È in cielo con la mamma.»
«Tuo fratello si occupa di te? Qual è il suo nome?»
«Maurizio.»
«L’hai chiamato forte?»
«Gli ho dato i pugni sulla pancia!»
«È tornato tardi ieri sera? C’è un odore cattivo nella sua stanza?»
«No, adesso no.»
«Perché, prima c’era?»
«Sì, quando usciva con gli amici tornava sempre tardi e ubriaco.»
«E ieri sera?»
«È tornato alle dieci dal lavoro. Come sempre. Da quando babbo e mamma non ci sono più, Maurizio non va a bere con gli amici.»
«E tu stai da sola tutto il giorno?»
«Sì, ma lui mi ha ordinato di non aprire a nessuno e non accendere il gas e il forno, e neanche giocare con l’acqua.»
«Isabella, sei una bambina bravissima. Dove abitate tu e tuo fratello?»
«La mamma mi ha detto che non devo mai dare il mio indirizzo.»
«Giusto. Ti ha dato un consiglio che dovrai sempre seguire. Ma se non sappiamo da dove mi chiami come facciamo a svegliare Maurizio? Hai mai visto delle macchine bianche con la luce blu sopra che gira?»
«Sì. Le ambulanze.»
«Esatto. aiutano chi non riesce a svegliarsi da solo. Ne verrà una a casa tua fra pochi minuti, ma tu devi aprire. Fai così Isabella: quando suoneranno, guarda dalla finestra. Se vedi le luci blu, corri al citofono e chiedi “chi è”. Ti risponderanno “ambulanza”. Se non sono loro, non aprire per nessuna ragione.»
«Tu non vieni?»
«No, tesoro, io devo aiutare altre bambine che non riescono a svegliare il proprio fratello. Allora mi dici dove abiti?»
«In via Nettuno al dieci.»
«Brava Isabella. Sei stata coraggiosa …e da oggi lo dovrai essere ancora di più…»