Temporale

Racconto fresco fresco, uscito così in questo anticipo d’autunno. Foto vecchia di qualche anno scattata dalla spiaggia di Senzuno a Follonica.

Temporale

Provo a chiudere gli occhi. Cerco di lasciarmi andare il più possibile concentrandomi sulla respirazione. Non ho mai saputo capire bene se la sonnolenza vale come rilassamento.

Un rumore richiama la mia attenzione: sembra provenire dall’altra stanza, come qualcosa che viene trascinato. Non riesco a identificarlo benissimo, ma non credo che stiano spostando alcunché.

Cerco di ignorare questo elemento di disturbo e tento di nuovo di rilassarmi. Poi mi rendo conto trattarsi di un temporale. Sì, è decisamente un temporale e queste mi sembrano anche le prime gocce di pioggia. 

È una bellissima sensazione, voglio darle importanza. Basta coi “temporali” sinonimi di nubifragi. Bomba d’acqua, conta dei danni, cambiamento climatico, responsabilità, comunità scientifica ignorata, fenomeni estremi, masse di aria calda eccessive contro masse di aria fredda etc. etc. Letture deterministiche. Principi di causa effetto.

Invece senti com’è ancestrale. Non riesco a capire se si avvicina o si allontana. E la pioggia resta così, accennata, iniziale. Vorrei alzarmi e andare alla finestra a guardare; quante volte da piccolo mi mettevo dietro il vetro a vedere piovere. Adesso non lo faccio più, ma c’era tanta ricchezza in quel linguaggio emozionale.

Non lo so perché sto provando questo piacere. Forse a causa dell’ennesima torrida estate passata a disgustarmi nella visione delle transumanze turistiche.

Ma com’è bello questo temporale, che piacevole sorpresa è stata oggi, in un momento in cui ho bisogno di sensazioni più intime, più riflessive, più autentiche.

Mentre produco questo pensiero il dottore entra nella stanza, stoppa la registrazione, torna il silenzio e mi chiede: «tutto bene?» togliendomi gli aghi dal corpo.