Quello che segue è un racconto, frutto di un esercizio compiuto attraverso un Laboratorio di scrittura, a cui ho partecipato nella scorsa estate. Ci saranno altri articoli, altri racconti che pubblicherò nei giorni a venire. Fu un esperienza divertente, ma soprattutto proficua. Grazie anche a certi lavori, e all’aiuto di persone preziose, conosciute in queste occasioni, si riesce poi a vedersi pubblicato un romanzo.
La foto sotto è un bianco e nero scattata da me sulla spiaggia di Follonica. Lascio aperta l’interpretazione rispetto all’immagine.

Sfoltimento
“Le porte del palazzetto sono state serrate dall’esterno. C’è solo un modo per non uscire da qui in orizzontale. Ho ventiquattro ore e conosco bene il luogo: se sopravvivo fino all’oscurità ho qualche probabilità in più di essere l’ultimo dei dodici. A volte non emerge un unico superstite: lo estraggono a sorte e terminano gli altri.
Nel turno di ieri, alle due del pomeriggio era già finita la carneficina. Il vincitore aveva fatto parte dei “corpi speciali”. Non c’è stata storia.
Che io sappia non ci dovrebbero essere esperti nella batteria di oggi. La crudeltà è che qui ci sono anche dei miei amici.
Appena danno il via, corro nel tunnel degli spogliatoi: cammino basso e rasento il muro per guadagnare le gradinate. Volto un angolo e vedo un tizio: è di spalle. Prendo la mira, ma poi mi blocco. Così non me la sento: ci sono delle regole morali, anche quando tutto è permesso.
Non abbiamo i silenziatori, dicono che così è meno dura poi. Esplode un primo sparo. Forse già una vittima. Il fragore frantuma l’ambiente chiuso e opprime lo sterno. Allarmato, il mio obiettivo si appiattisce al muro e non mi vede, ma io si: È Gianni!
Merda… Inizio a sudare, penso a De Andrè “sparagli Piero, sparagli ora…” “…se gli spari in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire…“ “…e mentre gli usi questa premura, quello si volta, ti vede ha paura e imbracciata l’artiglieria non ti ricambia la cortesia.”
Lo colpisco al centro delle scapole. Il rinculo mi sposta indietro di un metro. Cade faccia a terra. Non ha un sussulto, non ha un tremito. Perché ti sei messo una camicia bianca, Gianni?
Vacillo, vomito, mi cattura un tremito incontrollabile. M’infilo in uno stanzino. Non c’è niente per bloccare la porta: non è permesso nascondersi, ma ho bisogno di un attimo per annientare le lacrime. Mi passasti il compito di ragioneria, amico mio.
Quando toccherà alle donne, la speranza che Sofia ce la faccia è l’unica cosa che mi dissuade dal puntarmi il fucile in bocca adesso. Faciliterei il programma.
Il rapporto di uno a dodici è il massimo consentito. L’Italia ha siglato un’intesa di cinque milioni di superstiti lavoratori per gestire tutte le automazioni industriali. La selezione dei più forti sosterrà il futuro del paese. Le nazioni del G8 hanno sottoscritto il memorandum di sfoltimento per i soggetti con ISEE sotto i cinquecentomila dollari. Quelle escluse sono già state bombardate col plutonio dai civilissimi paesi sviluppati.
Ci hanno detto che è il pianeta a chiedercelo.”